BandaJorona (03 Apr 2005)



UN CERTO MODO DI ESSERE ROMA

Un omaggio a Gabriella Ferri ad un anno dalla morte




[Organizzazione della BandaJorona]



Domenica 3 aprile 2005

Ore 21.00

Alpheus – Roma

Sala Red River

Ingresso 5 euro



Un gruppo di musicisti, poeti, amici e personaggi di passaggio rende omaggio
alla figura di Gabriella Ferri e al contempo racconta forme e modi di vivere la
citta' di Roma, costruendo una serata di espressione collettiva di uno spirito
romano, antico e contemporaneo, filologico e casinaro, serissimo e burlone,
intellettuale e stradaiolo, insomma una serata in cui lei si sarebbe sicuramente
divertita…!

Ospite della serata: Luisa De Santis

Tiene le fila:
BandaJorona – canzoni della malavita romana
Bianca Giovannini – voce
Davide Baldi – fisarmonica
Daniele Ercoli – contrabbasso
Alberto Popolla – clarinetto/clarinetto basso

Partecipano:
Pino Pontuali – organetto

Incanto Romano
Flaviana Rossi – voce
Gabriele Modigliani - chitarra

Intervengono:
Luca Telese – "Libreria Il Corsaro", Roma
Lanfranco Giansanti
Maria Concetta Mercatali
Orsopio
Er Ventresca
Ludovica Valori
Luigi Toto


Punti informativi e di vendita:
Activitaly.it, la risorsa on-line su Roma
Libreria “Il Corsaro”, libri e musica
Una realta' del mondo equosolidale romano, a cura della Rees- Roma Equa e
Solidale Onlus

Riprese video a cura di Stefano Di Cicco

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"…certi canti, siano essi arabi, gitani, sudamericani, napoletani, romani, hanno
tutti una comune matrice, sanguigna popolare, con l’obbligo del gorgheggio, con
la quasi necessita' di voci poco limpide, violente e dolci, usate sempre entro
certi giri melodici come fosse un unico canto. Al limite (e rischio grosso nel
dirlo) anche il blues in alcune occasioni si unisce a questa simbolica famiglia
musicale. Sto esagerando? E' possibile. Infatti il mio non e' un discorso
musicalmente colto. La mia e' una certezza del tutto emozionale ma credo pero' che
una cantante debba poter cantare tutto cio' che ama davvero."
Da "Remedios" 1974 - RCA - Gabriella Ferri


BandaJorona: canzoni della malavita romana
Chi nasce a Roma resta inevitabilmente permeato dallo spirito della sua citta'.
Uno spirito che nel tempo si e' espresso con mille modalita' e con scenografie
differenti: dalle mura dipinte delle osterie alle celle delle carceri cittadine,
dai luoghi del turismo piu' becero ai palazzi di borgata, dai teatri risorti ai
tinelli piccolo-borghesi.
Epoche diverse, contesti e contenuti differenti, un popolo in continua
trasformazione, che sa inglobare il diverso e mantenersi se' stesso: questo e' il
magma da cui emergono canti, melodie, "fattacci" narrati come gesta epiche,
prese in giro del potere, canzoni romantiche e piene di nostalgia per qualcosa
che, irrimediabilmente, va fuggendo.
Un viaggio nella musica e nelle storie d'amore, carcere e coltello, espresso con
la vena sanguigna e romantica della città di Roma.
Una ricerca accurata, una messa in gioco musicale e recitativa per voce,
fisarmonica e contrabbasso, un ancestro ottocentesco di osterie e "passatella",
gioco di vino e coltelli.


"Per essere romana, e' romana, non ci piove. Una voce cosi' caratterizzata che fin
dalle prime note senti odore di muretti, lungoteveri e capperi fioriti sui muri.
E poi il repertorio. Viva la faccia di chi ha il coraggio di rompere con i
luoghi comuni! La nostra canzone romana, cosi' mal trattata, cosi' mal intesa e
data per scontata e invece – per chi ha voglia, curiosita' e intelligenza – si
scopre cosi' piena di storia e di racconti che vengono da dentro la citta', come i
canti di carcere e le canzoni piu' conosciute, o da fuori, dalla campagna romana.
Bene ha fatto la Bandajorona a mischiare canzone tradizionale romana e canti
popolari dei contadini. A Roma il canto popolare quotidiano era quello degli
“stradaroli” e chi piu' stradarolo dei contadini e dei vinai che ogni giorno
scendevano dai Castelli e dalle campagne per rifornire le osterie o per vendere
i propri prodotti? E cosi', scendendo loro, scendevano i loro canti, i loro balli
e si mischiavano con quelli del popolo povero di Roma. Che gioia sentire i canti
"alla ‘uttera" o il saltarello insieme a "Barcarolo romano" o "La stringa". Le
sonorita' della fisarmonica e del clarinetto, pur inusuali per questa tradizione,
danno un colore a volte clownesco, a volte drammatico che non stona affatto con
il genere romano. Seppure ancora non completamente distaccato dai modelli
stilistici piu' consolidati, si sente un talento alla ricerca della propria
personale collocazione nel panorama delle voci popolari. La grinta e la passione
di Bianca trasudano da ogni nota."
Sara Modigliani
giugno 2004


"Anno di grazia 2001, luglio afoso a Roma. Festa De' Noantri, a Trastevere.
Quello che una volta era una delle feste più importanti e significative e' ora
una strana mescolanza di musica amplificata, turisti stranieri, famigliole a
passeggio, coppiette di innamorati, ciascuno brandendo vino in bicchieri di
plastica, birre di importazione, mostruosi panini con la porchetta, zucchero
filato, spianate immense di pizza al taglio. Traffico su viale Trastevere,
transenne, divieti semoventi, vigili che chiacchierano a stormi di quattro o
cinque, tassinari imbufaliti e tassinari trasognati, statue silenti e un po’
imbarazzate, bambini che fanno pipi' sotto le fontane delle statue, e cosi' via.
In mezzo a questo caos, due strani individui si aggirano per le piazze invase
dalla Festa: una coppia, lui maneggia una fisarmonica, ha i mustacchi come il
Belli che lo guarda intenerito, lei ha una lunga gonna bianca, muove le labbra,
agita le braccia, sembra cantare, ma il grande chiasso impedisce di percepire
alcunche'.
Si spostano, camminano, sostano, si crea un improvviso capannello di gente, che
ride, strilla, canta tutta insieme un ritornello antico……qualche foto, poi il
crocchio si sposta piu' in la', perche' la bancarella piu' vicina ha un impianto
stereo cosi' poderoso che neanche il barrito degli elefanti di Annibale potrebbe
superarlo.

Comincia cosi' l'avventura di una strana razza di cantori, individui che si
possono incontrare esattamente con la stessa probabilita' in una biblioteca a
fare ricerca etnomusicale, in un’osteria a dirigere il coro degli ubriachi, in
mezzo ad una strada a ricevere l’ennesima secchiata d’acqua gelata dalla
finestra del secondo piano, l’ennesima rosa da quella del terzo. Li si puo'
incontrare a Roma, a Milano, a Bologna…..Si fanno un vanto di raccontare storie,
sonore e non, storie antiche, con parole in disuso, con musiche possibilmente
non d’autore, scavando e scavando nell’immaginario sonoro degli inquilini
presenti e passati della grande Urbs, e intanto indagano per capire chi sono
questi inquilini, che vuol dire essere un romano oggi, chi ha raccontato la
citta' da Balzani in poi, dove si e' rifugiato quel vecchio facondo spirito di
Roma, Petrolini-la Ferri-la Magnani-Aldo Fabrizi-Alvaro Amici-ed anche, nella
loro dignita', Claudio Villa-Lando Fiorini-Franco Califano….
Quanti altri nomi…quante poesie, quanti sonetti, quante cantate a dispetto,
quanti litri di buon vino nelle vene dei nostri nonni, artigiani, operai,
pittori di carrozze, per i quali l’osteria diventava luogo di incontri, di
amicizie e di odi feroci, di amori e di discussione politica, massimamente
anticlericale, tranne poi raccomandarsi alla Madonna con veemenza quando ve ne
fosse il bisogno…”
Bianca Giovannini, BandaJorona, 2004